LE CAVE DELL’ALTISSIMO, UNA VICENDA EMBLEMATICA DI RESISTENZA ALL’ESPROPRIAZIONE DA PARTE DELLA COMUNITÀ LOCALE

ROSSANNA GIANNINI – COMITATO COMUNITÀ CIVICA DELLA CAPPELLA

Buongiorno a tutte e a tutti, ringrazio l’organizzazione e Ildo Fusani per questa bella esposizione. lo ringrazio anche per aver ricordato il compianto professor Grossi che manca veramente tantissimo. Di recente, è deceduto anche il professor Nervi e, purtroppo, anche il gruppo scientifico di Trento è privo ora di un aiuto sostanziale, oltre che di un responsabile importante.

Voglio introdurre fin da subito il tema di questo intervento: nella zona apuana, sia della Versilia appartenente al comune di Seravezza, sia nella parte appartenente al Comune di Stazzema, esistevano in passato terre demaniali collettive che erano molto più vaste di quanto lo sono adesso, e costituivano il nerbo sociale ed economico di tutte questa realtà. Come ricordava Ildo Fusani, erano realtà sociali ed economiche che si auto-amministravano dandosi statuti propri. Nel Comune di Seravezza, in particolare, erano le frazioni montane del comune di Seravezza che, partendo da Riomagno nella Valle del Serra, salgono su fino ad Azzano (la Cappella, Fabiano, Basati, ecc). Erano tutti i paesini che disegnano come un arco intorno al paese di Seravezza, a possedere terre demaniali molto ampie. Ma, alla fine del Settecento, quando la Versilia storica era ormai fin dal Cinquecento sotto il dominio di Firenze, sono iniziate delle riforme di carattere borghese che hanno modificato profondamente l’assetto di questo territorio. Il Gran Duca Pietro Leopoldo, grande riformatore, del resto, aveva abolito anche la pena di morte (ed era un grande in questo senso), aveva al contempo delle sue idee “particolari” sulla questione dei demani collettivi: questo perché tali proprietà allo Stato fiorentino non rendevano niente e, quindi, decise che dovessero diventare private. Accorpò allora l’antico Comunello della Cappella, che riuniva l’amministrazione di tutte queste frazioni, non rappresentando ‘la Cappella’ soltanto un centro religioso ma anche un centro amministrativo, al Comune di Seravezza. L’amministrazione fiorentina iniziò a mandare dei veri e propri pizzini, tanto per scherzarci un po’ sopra, dicendo che le terre demaniali dovevano essere vendute.

Abbiamo testimonianza storica sull’insistenza dell’amministrazione fiorentina riguardo alla vendita di queste terre: in questo modo gran parte di questi demani collettivi andarono perduti. Ora, alcune realtà, come quella di Levigliani hanno operato, nell’antichità, in maniera migliore perché hanno acquistato le terre in maniera collettiva (almeno una gran parte) mentre invece nel Comune di Seravezza furono i privati a dover ricomprare ciò che a loro apparteneva. Ma non furono soltanto i locali ad acquistare terre, bensì anche altri personaggi. Si sapeva, ormai fin dal Cinquecento, che c’erano marmi pregiati in zona: diversi imprenditori iniziarono da questo momento ad acquistare terre dal comune di Seravezza. Tra questi, dall’inizio dell’Ottocento, vi furono gli Henraux, tra cui un luogotenente di Napoleone Bonaparte che venne in Italia con lo scopo proprio di cercare marmi importanti. Gli Henraux rimasero poi, anche dopo la fine del Regno d’Italia napoleonico, a Seravezza, costituendo una società che porta ancora il loro nome: una società che divenne una delle più importanti non solo di questa zona, ma anche in tutta Italia. E, ormai, qualcuno dice una delle più importanti nel mondo. Dunque, la società Henraux acquistava questi terreni dal comune di Seravezza, ma come avevano già fatto anche altri in precedenza acquistavano per 20 e poi occupavano per 60 e 80: i famosi “sconfinamenti”.

Per questo ci furono proteste già nell’Ottocento affinché ciò non accadesse, poiché chi doveva portare gli animali al pascolo si trovava in difficoltà, così come a chi dovesse passare (come è successo di recente con Athamanta) sui terreni degli Henraux poteva accadere che l’accesso ne fosse impedito Qualcuno vinceva pure queste cause, ma di solito venivano perdute perché, come si può immaginare, era troppo diversa la forza e la potenza di tipo legale. Si è rimasti con questa situazione fino alla seconda metà del Novecento quando praticamente tutti i compiti di tipo amministrativo e di controllo sulle terre demaniali passarono alla Regione. La Regione Toscana decise allora di fare un’indagine, negli anni ‘80, per vedere se esistessero ancora terre collettive sulle Apuane, da cui emerse che di terre collettive ne esistevano ancora, soprattutto nelle parti più alte, e, naturalmente, proprio queste ultime erano quelle interessate dalle attività economiche della società Henraux. Furono pertanto notificati i risultati di questa ricerca, e si venne a sapere che gli acquisti che aveva fatto a suo tempo la società non erano legittimi perché chi aveva venduto, che era il comune di Seravezza, non aveva in realtà titolo a vendere. Ora, tornando un attimo indietro, abbiamo delle testimonianze di come, già nel Cinquecento, l’amministrazione fiorentina, pur avendo il controllo sulla Versilia, dovette chiedere il permesso ai capi famiglia del Comune della Cappella quando iniziò l’estrazione dei marmi per l’Opera del Duomo.

Ma tornando ai giorni nostri: che cosa è accaduto dopo questa inchiesta della Regione? È accaduto che la società Henraux, naturalmente, è entrata in giudizio ricorrendo in appello e creando un contenzioso lunghissimo su cui per anni nessuno ha preso mai posizione, perché il Commissario non emetteva mai la sentenza. Siamo rimasti bloccati in questa situazione dagli anni 80’ fino agli anni 2000, quando gli abitanti delle frazioni montane di Seravezza hanno deciso di ricostituire una A.S.B.U.C, che sta a indicare la possibilità, in Toscana, per i titolari dei beni di uso civico, di organizzarsi in Amministrazioni Separate dei Beni di Uso Civico. (A.S.B.U.C. in Toscana vuol dire questo, mentre in altre zone d’Italia queste realtà si chiamano diversamente, come ad esempio ‘Comunanze’in Romagna, però il fondamento è il medesimo). Gli abitanti decisero dunque di auto-organizzarsi e, per almeno tre volte, sono state indette elezioni. La A.S.B.U.C. quindi esiste, anche se soltanto in forma di Assemblea, perché non si è più riformato l’organo apicale tramite elezioni. Va sottolineato, inoltre, che questo tipo di elezioni sono estremamente democratiche perché tutti i residenti della montagna di queste frazioni, una volta maggiorenni, divengono elettori, ma possono anche essere eletti. In ogni caso, per intenderci meglio, dire che l’Assemblea Asbuc esiste senza organo apicale, è come dire che a un Comune manca la giunta comunale e che, quindi, si trova nella situazione di non poter operare.

Ora, nella nostra zona, tale organo direttivo dell’A.S.B.U.C. è rimasto vacante per diverso tempo, spiegarne il perché sarebbe troppo complicato in questa sede. Tuttavia, la Comunità civica della Cappella, ossia il Comitato che io rappresento, ha deciso di riunirsi e di cominciare a riorganizzare, indire riunioni, e così via, per poter riformare l’organo apicale e riprendere nelle sue mani la gestione delle proprie terre demaniali; anche allo scopo di vedere se è possibile creare un’economia che sia, perlomeno parzialmente, complementare all’estrazione del marmo, estrazione che anche in Versilia è da definire estrattivismo con tutte le sue conseguenze, esattamente come a Carrara. Due anni fa, ormai, nell’aprile del 2022, abbiamo chiesto alla Regione le elezioni, convinti che ce le avrebbero concesse, poiché questo dovrebbe poter avvenire come regola,entro tre mesi. E invece, ci sono state negate sia dalla Regione sia dal Comune, con scuse di vario tipo. Ma perché? Perché se esite un organo apicale ASBUC, è allora questo l’organo che gestisce le terre demaniali e quindi anche il contenzioso con la società Henraux. Mentre se l’organo apicale non esiste, è il sindaco a poter gestire tutto quanto. E chiaramente non ci vogliono in mezzo: non vogliono che la popolazione abbia possibilità di far sentire la propria voce. Invece, in questo modo, il sindaco ha carta bianca. E ancora, per quale ragione? Perché il Sindaco e la società Henraux vogliono andare verso una conciliazione, che, in questo caso, non è possibile definire una mediazione, come potrebbe anche essere quando due persone, raggiungono un accordo in cui di solito ognuno dei due perde e guadagna qualche cosa? La conciliazione che il Sindaco e la Henraux hanno cercato insieme è tutta sbilanciata sugli interessi della Società in questione e le terre che dovrebbero essere terre demaniali, così come dichiarato dalla sentenza Catalani del 2020, diventerebbero tutte di proprietà privata. Ciò significa che tra i 500 e i 700 ettari di terra, che comprendono la parte del Monte Altissimo, sopra i 650 metri di altitudine, il Monte Pelato, il Picco di Falcovaia, diventerebbero tutte di proprietà privata della società Henraux.e quindi addirittura vendibili. Tutto questo è già previsto dagli accordi: se un giorno la società Henreaux dovesse decidere di rimanere una società esclusivamente di tipo commerciale, potrebbe vendere il settore estrattivo. Ma che cosa significa tutto questo? Significa che la società Henraux può vendere le montagne, un pezzo delle Apuane, a chiunque le voglia acquistare, montagne che non sono solo ricche di marmi pregiati, ma anche di acque importanti. Esiste persino la sorgente del fiume Serra, a 650 metri di altitudine, e già la società Henraux la dichiara nella sua disponibilità. O meglio: chiede il permesso di usarla, ma la dichiara nella sua disponibilità. E potrebbe decidere di vendere ai Cinesi, agli Arabi, a chiunque voglia impadronirsi di queste ricchezze, quindi anche a società del tutto estranee al nostro territorio. Io ritengo, al di là dell’espropriazione dei diritti degli abitanti della montagna, che questo debba essere considerato uno scandalo. Uno scandalo di portata nazionale.

Non qualcosa che riguarda solo il comune di Seravezza, ma che riguarda tutti, perché le Apuane sono patrimonio dell’umanità. E io vorrei rivolgere un appello: questa conciliazione andrà presso la Corte d’Appello il 4 marzo, sarà depositata e ci sarà un’udienza. E bisogna sottolineare una cosa: il Sindaco non agisce da solo. Il Sindaco finora non avrebbe potuto fare nulla se non avesse il consenso della Regione Toscana. Ciò va detto a chiare note, perché c’è una cosa che dal punto di vista giuridico che molti non sanno: qualora anche questa conciliazione in appello fosse sottoscritta dalla Società in questione e dall’Amministrazione Comunale, rimarrebbe sulla carta se non ha l’omologa regionale. Quindi, anche dopo un’eventuale conciliazione sottoscritta, è la Regione Toscana che deve dare l’approvazione a quest’accordo. Ciò significa che qualche cosa, ancora si può fare. Io vorrei chiedere ai presenti, in particolare al presidente del CAI, di far diventare questo scandalo di conoscenza nazionale. Perché non possiamo perdere le Apuane, non possiamo perdere l’Altissimo, al di là degli interessi legittimi e dell’espropriazione delle terre demaniali che sono di proprietà degli abitanti della montagna. La giornata di oggi è importantissima, ed è nata inizialmente proprio per gli ostacoli che Athamanta ha avuto nel percorrere il sentiero 31. Infatti, la chat su cui ci siamo incontrati in tutti questi mesi si chiama “Accesso alla Montagna”. E questo accesso è vietato. Ad Athamanta sono arrivate le diffide, sono stati mandati i carabinieri e la polizia. E pensate che queste sono terre demaniali. Immaginate invece che cosa potrebbe accadere se le terre diventassero di proprietà privata, e addirittura di Enti o Aziende che neanche conosciamo. Ecco, questo secondo me è lo scandalo nazionale! “L’Altissimo non è in vendita” è il nostro slogan. chiedo pertanto a tutti di poter fare qualche cosa. Attraverso i media, attraverso gli interventi politici, l’influenza che si può avere sulla Regione Toscana è molta, dobbiamo fare in modo che tutto questo non accada. Le questioni puramente legali, purtroppo, i residenti non possono delegarle ad altri. Ma molto altro invece si può produrre per fare in modo che la Regione non vada a braccetto con il nostro sindaco. Perché, lo ripeto, il nostro Sindaco non avrebbe potuto fare niente se non esistesse un consenso regionale. Noi vorremmo ottenere le elezioni ASBUC e provare ad amministrare queste terre in maniera autonoma e poter gestire eventualmente anche questo contenzioso. Nonostante le cose siano complicatissime dal punto di vista giuridico: almeno tentare, dal punto di vista economico e di sviluppo, qualche cosa che sia complementare se non alternativo all’estrazione del marmo sulle Apuane.

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